95 anni fa la prima pubblicazione del ‘Mein Kampf’ di Adolf Hitler

FORSE mai nessun libro nella storia è stato foriero di drammatiche conseguenze come il ‘Mein Kampf’ (La mia battaglia) di Adolf Hitler, pubblicato esattamente 95 anni fa, nel luglio del 1925, appunto.

Un libro che vide la luce nel carcere-fortezza di Landsberg, dove Hitler, assieme ad altri seguaci, venne rinchiuso in seguito al fallito colpo di stato del novembre del 1923 (il putsch della birreria), quando la polizia, a Monaco, sparò ad alzo zero contro la sedizione nazista, provocando diversi morti. Catturato e processato, il futuro ‘Fuhrer’ fu condannato a cinque anni di carcere, in una sorta di prigionia dorata, ma in realtà scontò solo nove mesi, passati per la maggior parte a dettare il ‘Mein Kampf’ a Rudolf Hess, uno dei più fedeli seguaci di Hitler, che in seguito diverrà suo delfino e sarà protagonista del misterioso volo solitario in Gran Bretagna, nel maggio del 1941, forse per convincere gli inglesi a fare la pace prima dell’attacco alla Russia. Hess fu imprigionato e non ascoltato; processato a Norimberga nel 1946, ebbe salva la vita, sebbene condannato all’ergastolo. Morirà in circostanze misteriose nel 1987, ormai novantatreenne, nella prigione di Spandau, ultimo dei condannati del processo di Norimberga.

 

Il ‘Mein Kampf’ – sembra strano – è un trattato di filosofia politica, e spesso viene anche studiato nei programmi universitari di Storia delle dottrine politiche. E’ anche un saggio autobiografico in cui Hitler espone chiaramente, fin troppo, il programma nazionalsocialista. Viene anche definito ‘Bibbia laica’ del credo nazista.

Emblematico l’incipit del libro: “Un felice decreto del destino – scrive Hitler- ha voluto che io nascessi a Branau am Inn, al confine tra Austria e Germania, e la mia missione è riunificare tutti i popoli germanici in un’unica patria.” In effetti ci riuscì, con la diplomazia ma soprattutto con la forza bruta condita da minacce, come appunto nel caso dell’Austria, inglobata nel 1938 con l’Anschluss. Interessante anche la prefazione all’edizione italiana, per il comune intento di nazismo e fascismo:

 

“I popoli che combattono per sublimi idee nazionali hanno forza di vita e ricchezza d’avvenire. Tengono nelle proprie mani i loro destini. Non di rado le loro forze, creatrici di comunità, sono valori di portata internazionale, aventi per la convivenza dei popoli effetti più benefici che gli «immortali principii» del liberalismo, i quali intorbidano e avvelenano i rapporti fra le nazioni. Il fascismo e il nazional-socialismo, intimamente connessi nel loro fondamentale atteggiamento verso la concezione del mondo, hanno la missione di segnare nuove vie ad una feconda collaborazione internazionale. Comprenderli nel loro senso più profondo, nella loro essenza, significa rendere servigio alla pace del mondo e quindi al benessere dei popoli.”

 

I cardini del libro sono l’antisemitismo, l’anticomunismo (accomunati nella visione nazista sono gli ebrei e i comunisti) e la preminenza della razza ariana, che deve necessariamente espandersi ad Est, con la forza bruta, e distruggere e sottomettere le razze slave, che devono diventare i servi della razza ariana superiore. Ecco spiegato, e bene, il concetto di Lebensraum, ‘spazio vitale’ ad est per i tedeschi padroni. Come poi ha dimostrato chiaramente la storia, Hitler ha mantenuto fede al suo programma, perseguitando e sterminando prima gli ebrei tedeschi, poi con la guerra quelli di tutta Europa. Si spiegano così anche gli attacchi alla Polonia e soprattutto all’Unione sovietica, ma saranno proprio i russi a fermarlo e sconfiggerlo definitivamente.

Oggi il ‘Mein Kampf’ è proibito in Cina, Austria ed Israele, fatta eccezione per gli studiosi. In tutto il mondo è più o meno acquistabile e leggibile. E da esso non si può non imparare tanto per capire l’orrore nazista.

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