Cassino, Ricorrenza storica per i bombardamenti di Montecassino

Settantasette anni fa, alle 9.45 del 15 febbraio 1944, bombardieri medi e pesanti delle forze alleate, iniziarono il bombardamento dell’abbazia di Montecassino, fondata da San Benedetto nel VI secolo e culla della civiltà occidentale. Una delle decisioni più atroci, inutili e stupide della Seconda Guerra Mondiale. La quarta distruzione, per l’esattezza: la prima ci fu nel 577, ad opera dei Longobardi, che in essa vedevano un simbolo del potere bizantino. Ricostruita nel 718, Montecassino fu nuovamente distrutta nell’883, questa volta ad opera dei Saraceni che scorrazzavano liberamente nell’entroterra una volta sbarcati dalle coste pontine. Ricostruita nel X secolo, l’abbazia fu nuovamente distrutta dal terremoto del 1349 e ricostruita nel 1366. Per tutto il medioevo, l’abbazia fu un centro vivissimo di cultura attraverso i suoi abati, le sue biblioteche, i suoi archivi, le scuole scrittorie e miniaturistiche, che trascrissero e conservarono molte opere dell’antichità. Testimonianze storiche del più alto interesse e di sicura validità sono state raccolte e tramandate a Montecassino: dai primi preziosi documenti in lingua volgare ai famosi codici miniati cassinesi, ai preziosi e rarissimi incunaboli. Nel 1944, dunque, l’ultima distruzione. Decisione assurda, dicevamo. Cassino era il perno difensivo della Linea Gustav, e gli Alleati non riuscivano a passare dal gennaio del 1944. Pensavano, a torto, che nell’abazia ci fossero nascosti degli osservatori tedeschi, ma così non era, come scritto sotto giuramento dall’allora abate Gregorio Diamare. Ad onor del vero gli americani non volevano bombardarla, ma dovettero cedere alle insistenze di due generali alleati: il neozelandese Freyberg e l’inglese Tucker. Per fortuna i tedeschi (non tutti erano nazisti) da buoni metodici e veggenti, in collaborazione con l’abate, per tempo misero al sicuro la maggior parte dei tesori culturali di Montecassino, e merito va reso al tenente colonnello Julius Schlegel e soprattutto al genere Frido Von Senger und Etterlin, comandante del XIV panzer korps che, da persona di profonda cultura, si adoperò per trasferire a Castel Sant’Angelo, a Roma, i preziosi tesori dell’abazia. Ma la distruzione del sacro luogo non servì a nulla sotto il profilo militare,anzi! I tedeschi si impossessarono delle rovine dell’abazia e vi si trincerarono, diventando praticamente invulnerabili. Solo nel maggio del 1944, a causa dello sfondamento dei marocchini francesi sugli Aurunci (le tristi gesta eroiche…delle marocchinate…)i tedeschi si ritirarono dall’abazia, non venendo però sconfitti. In totale, durante la battaglia di Montecassino, che si sviluppò da gennaio a maggio del 1944, persero la vita circa 135 mila tra alleati e tedeschi. L’abbazia fu poi ricostruita nel dopoguerra, cercando di mantenere fede il più possibile alla struttura architettonica originale.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.